Concerto per freno a mano e frizione

Dedicato a un mito portato alla ribalta dagli Articolo Trentino

Ennesimo turno notturno caldo e silenzioso per le strade di Trento.

Alfio guidava piano mantenendo il motore dalla nuovissima Alfa 159 accordato a un fa diesis minore, garanzia di minore usura, di leggiadra eleganza e di immediata risposta se il caso lo avesse richiesto. E il caso sbucò, improvviso e roboante, sotto forma di un’Alfa Romeo Alfetta 1.8, che come un missile ci sfrecciò davanti per poi allontanarsi nella quieta notte tridentina, ormai violata.

Non ebbi bisogno di dire nulla. Mi aggrappai al maniglione, accesi tutte le luminarie azzurre possibili, misi l’interruttore “sirena” su ON e puntai i piedi. La caccia era iniziata.

L’Alfetta aveva parecchio vantaggio, tuttavia riuscivamo a scorgerne le luci posteriori in lontananza. Ebbi come la strana impressione che stesse rallentando apposta, quasi per farsi raggiungere, tanto che per un attimo potei chiaramente leggere la scritta che aveva sulla coda: TURBO IE. Poi schizzò via.

Alfio scalò una marcia e affondò il piede mentre io venivo schiacciato contro lo schienale. L’Alfetta in risposta esibì un controsterzo azzardato proiettando una mitragliata di ghiaino contro la luna e così, di traverso, ma con una certa superba raffinatezza, percorse una retta, o meglio “en reton” per poi infilare l’uscita di Gardolo.

Alfio non fu da meno, allargò la traiettoria e centrò l’uscita passando a pochi centimetri dal guard-rail. L’ammiraglia si staccò da terra per effetto del dosso e si librò in aria leggera. Puntò il muso verso l’Alfetta ed atterrò morbida guadagnando alcuni metri. Cercavo di guardare all’interno dell’auto del fuggitivo ma i vetri posteriori erano schermati da delle tendine dello stesso colore dello spoiler “triplo” che torreggiava sul baule posteriore.

L’Alfetta imboccò la rotatoria di via S.Anna ed Alfio fece lo stesso.

Ma contromano.

Chiusi gli occhi e mi ripromisi di consegnare la domanda di trasferimento per i servizi burocratici che tenevo nel cassetto, quella stessa mattina.

L’Alfetta pseudo Turbo ie percorse pochi metri poi l’autista, o meglio, il pilota, accennò una derapata che concluse componendo un testa-coda che non esiterei a definire “sinfonico”, tanto che pure Alfio per un attimo rimase a guardare compiaciuto. Il mezzo giro dell’Alfetta mi permise di notare che questa aveva soli tre cerchi in lega leggera. La quarta ruota montava un comune cerchio in ferro.

Alfio rispose con una analoga manovra e si rifece sotto. L’Alfetta sterzò ancora, poi accelerò e prese una viuzza secondaria tra due file di case, stretta, molto stretta e noi dietro. Più proseguivamo più la carreggiata si restringeva finché a un certo punto, e solo San Michele Arcangelo, protettore della Polizia di Stato sa come, l’Alfetta davanti a noi, per poter passare, si alzò sulle due ruote laterali. Forse fu lo stesso Arcangelo ad intervenire, tant’è che anche la nostra fiammante Alfa 159 assunse quella curiosa posizione fino in fondo alla strettoia.

L’inseguimento riprese, ruote a terra, in una continua evoluzione di figure, di giochi, di provocazioni e di sfide. Non so quanto durò, non so nemmeno perché ad un certo punto tutto questo finì. L’Alfetta, come un destriero alla fine di un duello si arrestò chinando il capo. La lunga antenna che montava sul tetto, di almeno tre metri, venne proiettata in avanti come una frusta e alla fine della corsa emise uno schiocco secco mettendo fine alla disfida.

Era il mio turno. I duellanti erano silenziosi ed ansimanti uno di fronte all’altro così mi avvicinai all’Alfetta, dal cui interno provenivano delle distorte note di una autoradio “a ciodo”, con dei toni di basso esagerati. Meglio gli alti.

Mi affacciai al finestrino, presi la patente che l’autista mi porse e tornai sulla Volante sedendomi al fianco di Alfio che mi guardò serio:

– Se indovino nome e cognome del “pilota” lo lasciamo andar via?

Mi sembrava una scommessa cretina e assolutamente inammissibile, così accettai. Lessi i dati dalla patente e solo allora capii. Tornai verso l’Alfetta e consegnai il roseo documento all’uomo che partì sgommando.

Alfio nel frattempo era sceso, e fischiettava la sigla di un vecchio cartone animato appoggiato alla portiera della 159 16 V.

Mi avvicinai giusto in tempo per intervenire al ritornello, che cantammo assieme mentre nell’aria si diffondeva un acre odore di gomma e di frizione:

  • Tulio Pinter, a far le evoluzion, Tulio Pinter…
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...