Dove i trentini forgiano il loro carattere, acquisiscono le regole fondamentali della sopravvivenza, diventano veri uomini e donne.

Al termine di una ricerca condotta personalmente “sul territorio”, con anticipazioni pubblicate sul web addirittura nel 2003, sono orgoglioso di poter finalmente divulgare la relazione conclusiva di questo ambizioso progetto.
L’obiettivo, per nulla modesto, era quello di leggere nell’anima e nel cuore dei trentini, capirne le tendenze e le abitudini, localizzandone il centro energetico, il luogo di ritrovo spirituale, il punto di origine primordiale.
Bene, la conclusione è che tutto parte dal bar.
Ma attenzione, non dal bar inteso come struttura, ma da quel complesso coacervo di situazioni, abitudini e manie proprie di ogni locale, diverso come sono diversi i locali, gli antri, gli angoli e i bagni.

Ecco, proprio dai bagni voglio partire nell’esposizione della mia ricerca.

Non c’è parte del bar più misteriosa, enigmatica ed attraente del bagno. Cito una doverosa eccezione: al bar Sxxxx di Bxxxx c’era e forse c’è ancora, un ripostiglio sul retro dove Assunta, prosperosa barista detta anche “ Montagne Verdi” per via di un maglione color smeraldo appropriatamente riempito, invitava aitanti giovanotti con la scusa di aiutarla a cambiare il fusto della birra. Per noi, allora troppo giovani avventori, quella stanzetta rimase sempre un luogo misterioso e vagamente peccaminoso ma soprattutto mai raggiunto. L’imponente consumo di birra alla spina di quel bar, ancora primeggia nel guinnes dei primati del trentino orientale
Ma torniamo ai bagni. Quello delle “donne” per esempio, è un luogo ove i baristi custodiscono inestimabili tesori, calici d’oro e fini broccati. Non si spiegherebbe altrimenti perché, a differenza di quello degli “uomini”, questo sia accuratamente chiuso a chiave, solitamente munita di portachiavi del peso di dodici chili e dalle dimensioni di un pneumatico da camion.
Per ottenere quel prezioso lasciapassare la malcapitata deve affrontare il o la titolare, dimostrare di averne assoluto bisogno, quindi camminare a ginocchia strette o saltellare nervosamente e superare una serie di quiz per comprovare inequivocabilmente di appartenere al sesso femminile. Prima di guadagnare l’accesso a quello scrigno deve sottoscrivere un contratto in cui si impegna a restituire la chiave entro trenta minuti (e qui il tempo è ampiamente giustificato alle esigenze femminili) esclusivamente alla titolare o a persona da essa espressamente delegata.
Nel settembre del 2009, Enrico da Sopramonte detto “la Fata” per via della sua bacchetta magica che estraeva ad ogni minima occasione, riuscì con l’inganno a superare tutte le prove e ad ottenere la chiave della porta delle donne del bar Xxxxxx. Da allora non si hanno più notizie di lui ma l’impressione comune è che l’affluenza così come la permanenza del pubblico femminile in quel bagno sia notevolmente aumentata
In perfetta antitesi, il bagno degli uomini è invece sempre aperto, nel senso che la chiave non c’è mai e in alcuni casi manca anche la porta. Impaccio solitamente superabile per l’espletamento delle necessità “liquide”, un po’ meno per le rimanenti attività. In questi casi farebbe comodo il gioco di squadra, ma questa è una cosa alla quale noi maschi non siamo assolutamente preparati. Per le femminucce affrontare l’attività bagno in tre è una cosa assolutamente naturale. Posizionare una vedetta sulla porta ed una a piantonare l’antibagno armata di spray al peperoncino è un gioco da ragazzi, anzi da ragazze ma ahimè, gli uomini, da che mondo è mondo, al bagno ci vanno da soli. Cascasse il mondo, dovessimo tenerla per ore ma all’annuncio dato al bancone “vago a far ‘na zifolada” non deve mai e poi mai seguire un “végno anca mì”. Guai. Sarebbe la fine. La risposta standard in questi casi è: “Entant ordino n’altro giro”. Non sono ammesse eccezioni.
Variante tecnologica della chiave è il bagno con apertura elettrocomandata dal barista munito di pulsante sotto il balcone. All’umiliante procedura della richiesta dello sblocco della porta per encessità impellenti, solitamente sussurrato, segue l’azionamento del pulsante e lo sgancio metallico della serratura simile per frastuono all’apertura delle porte dell’inter-city Milano – Dortmund. A questo segnale solitamente il bar si ferma e tutti si girano per vedere chi è il coraggioso che affronta la sfida, perché una volta entrato non hai il controllo su nulla. Sei solo contro il mondo, armato di un rotolo di carta igienica ad un velo. Il barista può decidere improvvisamente di sbloccare la serratura e permettere così l’ingresso dei soci Cral in gita aziendale giunti stremati da un viaggio in pullman di sei ore e da tre dimostrazioni consecutive di pentole magiche. Questo sistema è stato vietato dal Ministero della Sanità nei bar delle stazioni ferroviarie dove l’apertura delle porte dei convogli veniva spesso confusa dallo sblocco dell’accesso al bagno. Le continue interruzioni della minzione avevano causato un preoccupante aumento della patologie ad essa correlate.
Altra tipologia di bagni altamente performante per la forgiatura caratteriale dei clienti del bar è quella dei bagni hi-tech.
Niente maniglie alle porte ma un dispositivo di riconoscimento dello stato di tensione della vescica. Se ti scappa veramente si apre, altrimenti il dispositivo manda un sms al barista che ti spilla subito una birra da litro per agevolarti il compito.
All’interno, niente pulsanti alle pareti ma un rilevatore di movimento. Devi saltellare, ballare, piroettare per accendere la luce, cosa assai problematica se hai appena assunto la birra da litro di cui sopra. La cosa carina è che il movimento deve proseguire anche durante “l’espletamento” altrimenti la luce si spegne lasciandoti nell’oscurità più assoluta e privo di punti di riferimento. Appare una contraddizione a questo proposito l’apposizione di messaggi minatori composti anche con un certo slancio poetico dai baristi per invitarti a fare centro. Vale la pena di citarne alcuni: La nostra mira è un bagno pulito; la vostra mira ci può aiutare molto. Non si dice di fare centro, ma almeno di farla dentro. Fino al drastico: Se la fai fuori te lo taglio (Bobbit).
So che a questa ultima frase molti di voi avranno impercettibilmente ritratto il bacino causando così un piccolo stimolo al basso ventre. Andate, andate pure, io intanto “ordino n’altro giro”.
Alla prossima.


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