La conferma che i poliziotti non fossero una categoria così inquadrata e monotona come me la dipingevano, l’ebbi nel gennaio del 1983, quando la commissione esaminatrice scommise avventatamente sulla possibilità che uno scarno e dinoccolato diciannovenne quale ero, totalmente ignaro dell’andare del mondo, potesse un giorno diventare un robusto ed affidabile poliziotto dello Stato italiano.
E mi arruolò.
Non avevo la benché minima idea dei compiti che avrei dovuto imparare a svolgere, e comunque, nella mia personale scala di priorità, avevo collocato lo scrivere piuttosto in basso, al pari dello stirarsi una camicia o attaccarsi un bottone. Gli ultimi due li ho imparati quasi subito.
Scoprii poco dopo che in questo ambiente tutto andava messo per iscritto, dalla richiesta, appunto di un bottone da sostituire, a quella delle ferie, dal resoconto di un servizio di vigilanza particolare ad un’indagine, da un intervento ad un arresto.
Fu proprio leggendo gli atti del mio primo verbale di arresto, redatto con apprensione ed emozione, che il mio dirigente di allora, dopo un silenzio che mi sembrò eterno, esplose: “Paoli, se vuole raccontare delle storie scriva un libro, qui deve redigere dettagliata relazione di quello che è successo. Nessuna considerazione personale, nessun inutile fronzolo! Rifare!”. Detto questo appallottolò la mia “annotazione sull’attività svolta”, ricca di circostanze, di calore, di sentimento e di passione ed eseguì un perfetto lancio da tre punti nel cestino dietro le mie spalle.
Da quel giorno le mie dettagliate relazioni divennero pulite, asettiche, professionali e devo dire anche piuttosto efficaci. I ritagli, le limature, i sentimenti e gli aneddoti di molti interventi di Polizia, li ho pazientemente messi da parte, giorno dopo giorno, nel mio personale cestino delle cose da non scrivere,  tanto da formare un consistente malloppo di “rapporti apocrifi”.
Non c’è nulla di falso negli atti ufficiali che prendono la via degli uffici giudiziari, e tanto meno nelle testimonianze che i poliziotti forniscono nelle aule, ma forse a quella formula che noi poliziotti recitiamo ogni volta davanti al giudice: “Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza”, andrebbe aggiunto un: “escluse le lacrime che ho visto, i brividi che ho provato, la gioia che ho sentito, il calore che ho trasmesso, la riconoscenza che ho percepito, la
solidarietà che ho provato”.
Forse proprio per quelle è nato Al termine del servizio redigere dettagliata relazione”.


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Un pensiero su “Info

  1. Caro Javert

    è stato un vero piacere incontrarti o forse ri-incontrarti! Buffi i casi e strani gli incontri. Spero che il tuo papà stia bene e che abbiate trovato una buona soluzione per lui e per tutti voi. Mamma è ancora ricoverata ma lentamente si riprende giorno dopo giorno, la sua è una battaglia lunga. Ha un carattere forte ed è una donna combattiva e noi puntiamo tutto su questo.
    Sarà ancora più “simpatico” leggerti adesso che ” dietro ad un blog c’è una persona reale”…
    A presto e ancora Buon Anno.
    Sabrina (Mìgola)

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